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Dal Fallimento al Sogno di una vita

Dal fallimento al sogno di una vita

Soltanto una cosa rende impossibile un sogno: la paura di fallire.
(Paulo Coelho)

Hai un sogno nel cassetto da sempre, ma non sai da dove iniziare. Ti senti intrappolata nella vita quotidiana, cosi’ presa da mille cose fra lavoro, famiglia e casa che il famoso cassetto ha fatto le ragnatele e non lo apri neanche piu’ perche’ e’ troppo doloroso annusare la felicita’ e non poterla toccare con mano. Poi ci sono anche le brutte esperienze: quelle che ti hanno fatto sentire come se fossi precipitata nel vortice del fallimento più totale, sia come persona che sul lavoro e quindi ti chiedi se sarai mai in grado di fare in modo che il sogno si avveri. Sai gia’ che la risposta inconscia e’ ‘no’ dunque perche’ provarci? Perche’ perdere tempo?

Lascia che ti racconti la mia storia… Che ti mostri che e’ possibile sognare, ed e’ anche possibile realizzare i sogni di una vita. Permettimi di illustrarti il mio fallimento peggiore (perche’ mica e’ l’unico eh!?) e le cose meravigliose che ne sono derivate.

Perche’ in fondo non importa fallire, l’importante e’ rialzarsi e continuare a provare.

Da quando avevo circa 18 anni ho sempre sognato di trasferirmi negli USA. In quel periodo andai in vacanza a trovare dei parenti e mi innamorai di questo paese meraviglioso, pieno di contraddizioni, di spazi infiniti e di senso di liberta’.

La trappola

Ora schiacciamo il pulsantino FFWD (avanti veloce per chi non e’ molto tecnologico) e saltiamo circa 11 anni per arrivare al giorno in cui persi la testa per un imbecille di prima qualita’ e lo portai in casa a convivere con me. Non contenta della scelta infausta, per lui mollai un lavoro che amavo, la pallavolo (sport che ho praticato fin da piccolissima e mia piu’ grande passione) e anche qualche amico che non era molto contento della situazione. Tutto per far felice lui.

Cercai altri lavori che compiacessero sua maesta’, ma la crisi non perdonava. Ne trovai alcuni temporanei, altri incredibilmente assurdi (la paga non copriva neanche i costi di benzina per andare a lavoro) mentre lui faceva finta di cercare a sua volta un impiego, quando in realta’ se ne stava bello comodo a casa mia e non faceva una mazza dalla mattina alla sera, se non parlare al telefono con sua madre e guardare la tv. Il tutto perche’ il suo sogno era di mettere su famiglia con me.

Per qualche ragione a me ancora ignota credevo che la cosa mi rendesse felice e non mi rendevo conto che in realta’ non lo ero per niente. Ero stressatissima, sempre inca$$@ta e per di piu’ nascondevo a tutti (me stessa per prima) che la nostra storia era un fallimento totale. Mi rifiutavo di crederlo.

E cosi’ caddi ancora piu’ in basso

Frustrata dalla situazione lavorativa ed economica che avevamo in casa, feci l’enorme errore di ascoltarlo ancora una volta. Sosteneva che la cosa migliore fosse quella di avere una propria attivita’, lavorare per se stessi e non dover dipendere da nessuno. Se da una parte questa e’ forse la cosa piu’ intelligente che il suo povero e affaticato cervelletto abbia mai partorito, dall’altra non avevamo assolutamente idea di cosa fare o da dove iniziare per mettere in pratica questo suo desiderio.

Beh, se sei pronta a farti una grassa risata ecco la risposta: acquistammo un’attivita’. Per la precisione un centro estetico e benessere. Io arrivavo dal campo del Fitness e lui era un patito di estetica (ti lascio immaginare lo stereotipo) quindi ci sembro’ la cosa piu’ adatta. In piu’ era a 5 minuti da casa il che significava niente traffico, poter tornare a casa in pausa, etc.

Quello che non avevamo calcolato furono le spese iniziali e le stramaledettissime tasse che proprio in quegli anni avevano raggiunto il massimo storico. Ingenuamente e ascoltando decisamente le persone sbagliate, decidemmo di buttarci. Tanto non poteva andare peggio di cosi’ no?! Lui era gia’ intestatario di un mutuo quindi dovetti mettere tutto a nome mio con mio fratello come garante sia di firma che di anticipo vincolato. Insomma, mi stavo scavando la fossa con le mie mani e non me ne accorgevo neanche. E quel che e’ peggio, avevo tirato dentro il mio adorato fratellone.

Ma ti starai chiedendo “che c’entra questo con il sogno di vivere negli USA?” . Assolutamente tutto! La storia non finisce qui e ti assicuro che il fallimento di cui parlo non e’ quello dello nostro (cosiddetto) amore… Ci arrivero’ presto, promesso!

Cio’ che mi ha portato al fallimento

Da quanto premesso, avrai gia’ capito che arrivo’ il giorno, piu’ precisamente la vigilia di Natale (and a Crappy New Yeaaar) in cui finalmente aprii gli occhi sulle sue bugie, tradimenti, vita da parassita, e chi piu’ ne ha piu’ ne metta, e lo sbattei fuori di casa. Aaaaaah che liberazione! Se da una parte la cosa mi fece stare immediatamente meglio, dall’altra crollai nel lutto-da-storia-finita (non la chiamo depressione per rispetto a chi di depressione ne soffre davvero), per di piu’ sotto le feste natalizie. Questo a 4 mesi dall’apertura del negozio che lui avrebbe dovuto aiutare a sostenere.

Mi ritrovai con debiti, una storia finita, un negozio che solo una rimbambita avrebbe acquistato (e che a quel punto odiavo) e, peggio di tutto, mi sentii sola, isolata dal mondo perche’ mi ero concentrata cosi’ tanto su questo progetto che avevo lasciato da parte tutti gli amici che avevo. Ma mio fratello e mia cognata aspettavano un bimbo e questa fu l’unica notizia a tenermi a galla dagli attacchi di panico notturni. La gioia era immensa. Avevo pero’ paura di non essere all’altezza, ma non ebbi il coraggio di ammetterlo con nessuno.

Ad aggiungersi…

…Il mio (ormai) ex decise bene di iniziare la fase di stalking che consisteva in circa 2000 messaggi al giorno, 1000 email, presentarsi davanti a casa mia a tutte le ore del giorno e della notte, aspettarmi davanti al negozio, nel parcheggio e quant’altro. Alcuni messaggi erano dichiarazioni d’amore e pentimento, altri minacce velate abbastanza subdole da poter voler dire qualsiasi cosa. Ma io che lo conoscevo, sapevo… Iniziai davvero ad aver paura di uscire di casa. La notte ogni rumore mi teneva sveglia, iniziai a non mangiare piu’ e a trovare ogni scusa per non andare a lavoro o andare ad orari imprevedibili cosi’ che non potesse trovarmi quando pensava che io fossi li’. Un INCUBO! Ero cosi’ stressata che ebbi degli sbalzi ormonali e, nonostante mangiassi pochissimo, ero gonfia come un pallone. E iniziarono gli attacchi di panico, quelli veri!

Oltretutto il negozio andava sempre peggio. Vuoi per la situazione economica, vuoi perche’ era una catapecchia, il disastro ormai era imminente. Senza il sostegno economico promesso dal mio ex, le spese si accumulavano a velocita’ assurda. Insomma avevo fallito! Fallito, fallito fallito!

Se ancora non fosse chiaro:

  • storia d’amore. Fallimento totale.
  • negozio in via di fallimento.
  • vita sociale..ah.. fallimento anche li’.
  • Soddisfare le aspettative della mia famiglia… indovina un po’? Fallimento di dodicesimo grado della scala Mercalli (cioe’ distruzione a livello nucleare).

Ma finalmente qualcosa stava per cambiare…

4 commenti su “Dal Fallimento al Sogno di una vita”

    1. Grazie Andrea!!! Che idea brillante!!! Vado sicuramente a vederla!! Inoltre sono sempre alla ricerca di fiabe in italiano per il mio nano bilingue, quindi la metto sicuramente in conto!! Grazie

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